domenica 13 gennaio 2008

recensione di sex and violence - percorsi nel cinema estremo

da close-up, articolo di Andrea Esposito

In copertina c’è un’immagine tratta da L’ultima casa a sinistra, un nome – oscuro per chi non conosce il film – inciso nel sangue che sgorga dal petto di una donna. La quarta di copertina riporta una frase di William Blake: ‘La strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza’. Si presenta così Sex and Violence. Percorsi nel cinema estremo, l’affascinante volume di Roberto Curti e Tommaso La Selva edito da Lindau in una ’nuova edizione riveduta e ampliata’. Già all’opera per Nocturno cinema, i due autori raccontano qui la storia di uno sguardo proibito, di un cinema eccessivo, disturbante, pericoloso, cinema nascosto per vocazione e per necessità, sporco, violento. Un meraviglioso viaggio al termine della notte, dalla sexploitation al gore, dal Movimento Panico di Arrabal, Jodorowsky e Topor alle mostruose frontiere spalancate a Oriente da Nagisa Oshima, Miike Takashi, Ishii Teruo, Ishii Takashi. Lo slasher e il rape & revenge, la body art e gli azionisti viennesi, le orge dei diavoli di Ken Russell, la Factory di Warhol, la coprofagia di Pink Flamingos.
Curti e La Selva catalogano ciò che non è catalogabile, raccontano le strade perdute di quei film che hanno scelto di mostrare ciò che non si può mostrare. E il loro primo merito è sicuramente quello di aver avuto ragione di un materiale oscuro e magmatico, sulfureo, riuscendo a districare da esso una convincente linea logica. E’ come se avessero scoperto l’intelaiatura, nella Storia del Cinema, di un tracciato parallelo fatto di pulsioni proibite, di un cinema composto dai rimossi del contemporaneo. Così la catalogazione che ne viene fuori, necessariamente frustrata sul piano della completezza, risulta straordinariamente lucida e coerente: si delinea una specifica mentalità, un’affine idea di cinema che sta dietro ad esperienze lontanissime, a poetiche contrastanti e inconciliabili. In un modo o nell’altro, tutti gli sguardi qui raccolti infrangono tabù e partecipano di un monumentale processo di allargamento del visibile. Esprimono l’esigenza di vedere che fonda il desiderio cinematografico nei termini di bisogno, di inappagata necessità corporea.
La storia di Sex and Violence non è, però, una storia di scandali: o meglio, è la storia di film che hanno fatto e fanno scandalo, ma in misura e per motivi diversi. C’è chi, riprendendo Ungari (Immagini del disastro. Cinema, shock e tabù), punta a spostare i limiti della rappresentazione e chi punta invece a rovesciarla del tutto. Così, i ‘filmacci’ e l’opera di Ferreri si dividono la pagina, vicino ai bukkake c’è Cronenberg, vicino a Ilsa la belva delle SS c’è Salò. Ma proprio in questa commistione continua tra basso e alto c’è un compiuto atto d’eversione critica, che costringe il lettore-spettatore a riconsiderare le proprie gerarchie e griglie di giudizio, il criterio stesso del suo senso estetico e morale. La lettura costringe al ripensamento.
Curti e La Selva ci mettono passione, critica puntuale e profondità d’analisi. Pagine eccellenti su Kern, Jesus Franco, sui Mondo Movie. E momenti folgoranti sui ‘teorici della provocazione’ come Borowczyk e Makavejev. Le note approfondiscono, allargano il discorso e invitano all’approfondimento, a scavare ancora e altrove. Entusiasma questa capacità di infettare il lettore, di fargli desiderare, dopo la lettura, di vedere e vedere di più. Ed è questo l’omaggio che meglio si addice ad un cinema invisibile che ha brechtianamente scelto di sedersi dalla parte del torto. Ma, forse, risulterà più consono citare Carlos Reichenbach: ‘Nell’impossibilità di fare il meglio, dobbiamo fare il peggio’.

Autore: Roberto Curti, Tommaso La Selva
Titolo: Sex and Violence. Percorsi nel cinema estremo
Editore: Lindau
Collana: Le comete
Anno: 2007 (prima edizione 2003)
Dati: 626 pagine, 19 fotografie b/n
Prezzo: 32 euro
Web info: www.lindau.it
Acquistabile presso: tutte le librerie e Ibs on-line

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